Toni

Essere informati non è più un diritto, da quando scopri che le notizie sull’Italia dai giornali connazionali e le notizie dell’italia sulla stampa estera sembrano parlare di due universi distinti.
Essere informati non è più un dovere dei giornalisti, telegiornali e della stampa, sì è sommario ma vista la situazione penso che anche i pochi mezzi di comunicazione liberi e con una dignità capiranno, e non lo più quando vedi il classico - ma perchè????- film natalizio ( Willy Wonka, l’originale ) e subito dopo sullo stesso canale, di mattina, tanto sicuramente i bambini staranno giocando con la ps2, l’esecuzione di un dittatore.
Tralasciando che essere neutri e distaccati è fuori moda, che anche i tg ora si fanno pubblicità, che vedere un servizio sul tg4 significa poi rivederlo sul tg5 e poi vederlo su Studio Aperto…
Mentre tutto questo accadeva ho scoperto:
> in sudafrica l’apartheid non è finito, ma ha solamente cambiato colore
> per quanto possiamo lamentarci almeno in questo stato vieni al mondo con qualche diritto, mentre ci sono stati in cui esisti solo in funzione di qualche dittatore
> che se fai il tuo dovere, se hai ancora una dignità, ti chiamano eroe
Ricordando quei meravigliosi giorni in cui fra un film e un telefilm idiota tutte le reti a raffica mostravano senza rispetto l’acqua che uccide, tsunami fuor di metafora, oramai quando contro volontà mi tocca mangiare con davanti la tv mi sembra di pranzare ad un funerale e nascondere le briciole sotto la bara.
Essere informati non è più un diritto, è un dovere.

3 Responses to “Toni”

  1. fotocicero writes:

    A cosa ti riferisci nello specifico?
    Io credo di avere un’opinione un po’ diversa a riguardo…

  2. Alberto writes:

    AI toni usati dall’”informazione” negli ultimi tempi, alla totale mancanza di etica, alle notizie gridate e sbattute in faccia alla gente. Tutte le ottime ragioni che mi hanno portato a spegnere la tv prima e a cercare le notizie dopo

  3. fotocicero writes:

    Capito, condivido in parte il j’accuse, ma credo si tratti talvolta della preparazione culturale della classe giornalistica, non solo dei conduttori ma anche degli inviati, che spesse volte non sono all’altezza della situazione. Sulla mancanza di etica, beh forse non dovremmo gettare la croce addosso ai giornalisti, dal momento che ad ogni livello, mi sembra, sia da registrare un impoverimento circa quei valori; in ogni caso anzitutto io punterei il dito contro lo smarrimento sempre più irreversibile del senso estetico, del gusto del bello, che non è vero, come alcuni vogliono indurci a credere, non risponda a parametri di oggettività. Il brutto sta così contagiando irrimediabilmente tante delle cose che ci circondano, cosicché, per chi davvero avvertisse la necessità di cercare qualcosa di meglio e di più alto, probabilmente dovrà far leva sulla propria iniziativa: quello che auspico essere il passo successivo è che possa aver luogo un consorzio di queste singole iniziative, per dare forma a un’intelligenza creatrice, cui le menti liberali possano guardare con sicurezza e familiarità. Beninteso, in molti casi questo succede già oggi, il fatto è che occorre darsi da fare per riuscire a trovarle, poiché è evidente che sempre queste realtà “felici” fuggiranno l’occhio “avido” della telecamera.

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